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Venti di guerra soffiano dai moniti dei ”leader mondiali per la pace”

La quiete prima della tempesta

di: Enea Baldi fonte: rinascita.eu

Da poco si sono conclusi i cerimoniali annuali della “giornata della memoria”. Un’istituzione ormai anche per la nostra Nazione, da quando il Parlamento italiano, 10 anni fa, ne ha sancito la commemorazione annuale. Per l’edizione 2010, si è battuto un record mondiale di partecipazioni “d’élite”: tre premi Nobel per la pace, quasi all’unisono, hanno condannato il nazismo per le “stragi” perpetrate durante la II Guerra Mondiale, includendo nella lista dei “cattivi” anche il “famigerato” Iran, compresi i suoi fantomatici ordigni nucleari.
Prodromi forse, di quello che si spera non diventi l’ennesimo “germe” da combattere da parte del Nuovo Ordine Mondiale, come si evince dalle ultime dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjamijn Netaniahu. Un “signore”, l’attuale premier in forza al governo dell’entità sionista, cresciuto fra Boston e Tel Aviv, discendente da una famiglia impiantatasi a inizio secolo nella Palestina britannica, mai sfiorato dalla tragedia del nazismo, che da Auschwitz si è autonominato rappresentante di tutti gli ebrei del mondo invocando l’intervento militare in Iran “prima  di un secondo olocausto”.
Ma andiamo per ordine nel descrivere questa kermesse d’élite pro-sionista imposta dalle lobbies ebraiche di Washington. Ben tre premi Nobel, Elie Wiesel da Roma, Barack Obama dagli Usa e Shimon Peres (nella foto) da Berlino, nell’esclusivo ed estenuante ricordo annuale delle “sofferenze ebraiche” durante la “persecuzione nazista”, hanno blandito le loro armi di “distruzione democratica” – complice l’esercito dei media embedded -, verso il nemico pubblico numero uno di turno: l’Iran di Ahmadinejad, appunto. Trenta minuti di discorso, tanto è durato l’intervento in lingua ebraica di Peres al Bundestag di Berlino, la Camera bassa del Parlamento tedesco, nel quale, l’erede di Ben Gurion ha definito quello dell’Iran “un regime fanatico che disprezza la Carta delle Nazioni Unite”. Poi il capo dell’entità sionista si è scagliato contro il presidente Ahmadinejad, affermando: “mai più si potranno ignorare dittatori assetati di sangue che si nascondono dietro maschere demagogiche e pronunciano slogan omicidi”. Le parole del premio Nobel per la pace, dell’uomo della metamorfosi da falco a colomba, giungono puntuali nel “giorno della memoria”, così da offuscare una memoria più recente, anzi, attuale. Quella delle 72 risoluzioni che lo stesso organo delle Nazioni Unite, invocato da Peres per sobillare il mondo verso Iran, ha comminato all’entità sionista per il perpetrare dei suoi crimini nei confronti del popolo della Palestina, ma che sono state tutte ignorate dal governo di Tel Aviv, con la complicità degli Usa e dell’Ue.
E mentre a Berlino andava in onda l’instillazione della catarsi ideologica dal nazismo, da Roma Elie Wiesel, in linea coi suoi principi wiesenthaliani, così si esprimeva nei confronti dell’odiato Ahmadinejad: “Dovrebbe essere tradotto davanti alla corte dell’Aia e accusato di crimini contro l’umanità”. Un “suggerimento” che Wiesel – ricordiamolo, anche lui premio nobel per la pace – ha consegnato direttamente nelle mani dei nostrani ex eredi dei due grandi totalitarismi politici del Novecento, Fini e Napolitano, affinché l’Italia sappia “mantenere viva la memoria della Shoah”. E infine non è mancata una “bacchettata” al nostro governo per le scritte antisioniste comparse davanti al “museo della liberazione” di via Tasso e per i presunti “insulti” diretti al presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici.
Da Washington invece, il terzo Nobel per la pace, il presidente Barack Obama, comodamente seduto sul suo scranno presidenziale, si è limitato ad un video-messaggio trasmesso a Cracovia in occasione della 65esima giornata della memoria, sciorinando le solite frasi di circostanza per “contrastare il ritorno di quello che fu un periodo di orrore per il mondo intero”. Concludendo con un monito per i nemici della “democrazia” che ha definito figli dell’ “antisemitismo e dell’ignoranza”. Ignoranza sì, come quella perpetrata nei confronti delle masse globalizzate, volutamente tenute allo scuro del fatto che i palestinesi siano gli unici ed autentici semiti della terra di Palestina, e che gli ebrei, i coloni importati in Israele da mezzo mondo, i “perseguitati di lusso”, altro non sono che persecutori e (loro sì) antisemiti. Ignoranza sì, come l’arrogante inosservanza delle leggi internazionali da parte di un’entità senza carta costituzionale… un finto Stato appunto, che come più volte affermato dal presidente iraniano Ahmadinejad, sarà destinato un giorno a soccombere.

Un Commento a “La quiete prima della tempesta”

  • luca martinelli:

    che altro aggiungere a quanto affermato nell’articolo? evidentemente N. Finkelstein, nel suo libro “L’industria dell’Olocausto” ha scritto il vero. con grande abilita’ Israele è riuscito a costruirsi una immagine di grande effetto, sfruttando l’Olocausto, ma contemporaneamente si comporta esattamente come si sono comportati i nazisti, anzi peggio. se non esistesse il doppiopesismo, il mondo occidentale dovrebbe applicare sanzioni ad Israele e se queste non fossero sufficienti dovrebbe bombardarlo, sotto l’egida della Nato o dell’Onu. In fondo è quello che abbiamo fatto a Saddam,che di fronte ai premier israeliani era uno scolaretto. saluti a tutti

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