L’IMPOTENZA DEI CITTADINI DELLE DEMOCRAZIE EUROPEE
Fonte: http://www.italianiliberi.it/Edito11/via-dall-euro-dei-bluff.html di Ida Magli
ItalianiLiberi | 12.09.2011
Nella storia che abbiamo alle spalle non abbiamo ancora mai visto i detentori del potere riconoscere un proprio errore e fermarsi sulla strada intrapresa. Le guerre, anche quelle recenti, così capaci di distruzione e morte per i civili inermi nel cuore delle città, sono state portate sempre fino all’estrema rovina. Perfino il bolscevismo sovietico, malgrado l’evidente catastrofico fallimento dei suoi scopi già negli anni 1929-30, ha dovuto attendere la propria naturale dissoluzione prima che i politici ne prendessero atto.
Oggi ci troviamo ancora una volta di fronte al drammatico momento in cui i politici dovrebbero riconoscere di aver sbagliato nel programmare una moneta unica per gli Stati europei e in particolare i politici italiani dovrebbero ammettere il gravissimo errore compiuto nel far entrare a forza (con una tassa particolare: la “tassa per l’Europa”) l’Italia nell’euro. Un errore che dovrebbero riconoscere tutti i partiti, in quanto non c’è stato, a sinistra come a destra, chi si sia opposto (motivo per il quale sono da considerarsi veramente false e inutili in questo momento le proteste del Pd e degli altri partiti di sinistra contro il governo Berlusconi). Invece non lo fanno. Non lo fanno i politici italiani e non lo fanno neanche i politici degli altri paesi dell’Ue. E’ di questi giorni l’affermazione di Angela Merkel: “l’euro non si tocca perché non c’è mai stato nella storia il caso di due paesi con la stessa moneta che si siano fatta la guerra.” Leggi il resto di questo articolo »
Come avevo avvertito, le cadute delle borse dovevano servire per far partire le grandi rapine ai danni della nostra nazione. Non ho fatto in tempo a dirlo che voilà il pensiero si è materializzato!
Dai e dai siamo rimasti senza esercito e poco a poco anche senza la possibilità di costruire armi da difesa e mezzi industriali civili. Queste industrie sono le ultime resistenze economiche produttive di una nazione politicamente, finanziariamente, e fra poco anche economicamente, schiava.
Povera Italia instupidita davanti ad un televisore da politicanti incapaci, miserabili e venduti, che di tutto parlano tranne dei nostri interessi nazionali…Danno in pasto il nostro paese, ancora una volta, ai vandali e criminali potentati finanziari anglosassoni.
LB
BORSA: TORNA SOPRA 14 MILA PUNTI. GRAN BALZO DI FINMECCANICA E ANSALDO
(ASCA) – Roma, 14 set – Per la seconda seduta consecutiva Piazza affari chiude in rialzo con l’indice Ftse-Mib a 14.140 punti (+2,69%). Una giornata dominata dalla galassia Finmeccanica (+1567%), la cui controllata del settore trasporti, Ansaldo Sts (19,46%), potrebbe essere venduta, secondo la stampa comprerebbe la statunitense General Electric. Leggi il resto di questo articolo »
“Je hais vos idées mais je me battrais jusqu’au bout pour que vous puissiez les exprimer.” Voltaire
(http://www.legasud.it/onu.html)
Il principio di Autodeterminazione dei Popoli sancisce il diritto di un popolo sottoposto a dominazione straniera ad ottenere l’indipendenza, associarsi a un altro stato o comunque a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico. Tale principio costituisce una norma di diritto internazionale generale cioè una norma che produce effetti giuridici (diritti ed obblighi) per tutta la Comunità degli Stati. Inoltre questo principio rappresenta anche una norma di jus cogens, cioè diritto inderogabile (Significa che esso è un principio supremo ed irrinunciabile del diritto internazionale, per cui non può essere derogato mediante convenzione internazionale). Come tutto il diritto internazionale, il diritto di autodeterminazione ratificato da leggi interne, per esempio la L.n.881/1977, esso vale come legge dello Stato che prevale sul diritto interno (Cass.pen. 21-3 1975).
“1 – Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale.”
Traduzione: N. Forcheri
Fidel Castro: Se Gheddafi resiste passerà alla storia come uno dei personaggi di maggior rilievo delle nazioni arabe
L’ex leader cubano Fidel Castro ha dichiarato che nel caso libico, il ruolo nazifascista è stato assunto dalla NATO con le migliaia di bombardamenti effettuate da una delle aviazioni più moderne mai conosciute al mondo, secondo un dispaccio stampa di Interfax che citava le parole delle riflessioni scritte di Castro.
“Gli attacchi crudeli contro il popoli libico, che hanno assunto una piega nazifascita, rischiano di essere utilizzati contro qualsiasi nazione del terzo mondo. L’organizzazione belligerante dipende adesso da Gheddafi. Se resiste e non cede alle loro richieste passerà alla storia come uno dei massimi personaggi delle nazioni arabe” ha detto Fidel Castro.
Che siate d’accordo o meno con le idee politiche di Gheddafi, nessuno ha il diritto di mettere in discussione l’esistenza della Libia come Stato membro delle Nazioni Unite.
Scritto da Gianluca Freda Mercoledì 14 Settembre 2011 16:22

di John Kleeves (Stefano Anelli)
articolo del 28/12/2001
Pubblico questo articolo di John Kleeves risalente al dicembre 2001, dal quale si evince come, a pochi mesi di distanza dagli attentati di cui ricorre il decennale, il noto scrittore – morto l’anno scorso in uno stranissimo caso di omicidio-suicidio – avesse già immaginato molte cose, poi rivelatesi esatte negli anni successivi. Alcune considerazioni di Kleeves sembrano ormai superate dagli eventi (le possibili responsabilità dei russi) o dalle ricerche successive (il crollo del WTC7 dovuto ad un missile, quando pare ormai appurato che sia stato demolito con cariche piazzate all’interno, esattamente come le altre due torri). Ma è davvero stupefacente constatare come già allora Kleeves avesse impostato il proprio discorso secondo una linea teorica in grado di inserire gli attentati in una strategia geopolitica poi puntualmente concretizzatasi nelle azioni militari statunitensi. Particolarmente interessante nel testo è “l’ipotesi della Grande Turchia”, che consentirebbe di spiegare le “rivoluzioni colorate” in Africa Settentrionale di quest’anno, anch’esse profetizzate da Kleeves come parte del ripristino di una potenza “terza” in funzione anti-europea e anti-russa; e che spiegherebbe anche le posizioni sempre più audaci assunte negli ultimi tempi dalla Turchia, tanto nei confronti di Israele quanto sullo scenario internazionale nel suo complesso.
(GF)
Ancora non sappiamo chi
I quattro mesi passati non hanno molto diradato i dubbi connessi con gli attentati dell’11 settembre 2001 contro gli USA e con la successiva reazione di questi ultimi contro Bin Laden – mullah Omar -Afghanistan. Per quanto riguarda la matrice degli attentati ancora non possiamo dire come siano andate davvero le cose, se ci fosse qualcuno dietro il gruppetto di attentatori e nel caso chi fosse, se davvero Bin Laden oppure la Russia o qualche altro Stato o anche lo stesso governo USA o un suo settore deviato. L’Ipotesi Russia non mi sembra da scartare a priori perché:
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Una suora malgascia che lavora come infermiera presso l’ospedale di Tulear, una volta mi raccontò che ebbero anche un caso di rabbia. La bambina di un villaggio vicino era affetta da tale rara malattia e siccome quando c’è un bambino malato in casa ad occuparsene deve essere il padre, non avendo questi la macchina per portarla in ospedale, ogni giorno se la caricava sulla schiena, a cavalluccio, e la portava in ambulatorio per i trattamenti del caso.
Come capita ai cani idrofobi, anche la piccola, inconsapevolmente, era solita infliggere lievi morsi sulla nuca del padre, il quale non ci faceva caso e continuava pazientemente la sua strada verso l’ospedale. Un giorno però la suora e le altre infermiere si accorsero che qualcosa non andava. L’uomo si comportava stranamente, strabuzzava gli occhi e dava segni di paralisi facciale, con difficoltà di parola e deglutizione. Morale della favola, la bambina guarì, ma suo padre non riuscirono a salvarlo.
Il prossimo 20 settembre, nel mio Comune, scade il termine per la vaccinazione obbligatoria antirabbica dei cani. Io mi sono ben guardato dal portare la mia carlina presso l’ufficio dove li vaccinano e d’ora in poi, quando, circolando in bici con Pupetta nel cestino, vedrò da lontano qualche divisa bianca di vigile urbano, cambierò strada. Facendo finta di niente. Finora mi è andata bene anche con il microchip e nessun funzionario pubblico mi ha chiesto di esibire i relativi documenti. Che non ho.
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Vi è un antico modo di dire veneto rivolto ad una persona di una antipatia che arriva al disgusto: “Lo comprerei a chili per schiafeggiarlo a etti” Giusto per non privarci del gusto di fargli rimangiare tutto quel disgusto che sa trasmettere con le sue omissioni, con la sua infedeltà alla nazione che lo mantiene e propone, all’azienda che lo strapaga ed alla popolazione che deve sopportare il suo ghigno demoniaco e le sue scempiaggini.
Retorica, populismo, falsità e omissioni, questa e la ricetta “dell’israeliano” Gad Lerner, per un buona torta disinformatrice da dare in pasto ad un popolo italiano, presuto colto, presunto progressista, presunto di sinistra, presunto democratico, Solo un fesso o un disinformatore criminale al soldo del potere può dire che va tutto bene, con le migliaia di incursioni e bombardamenti in mezz’Africa. Più che infedele il nostro potrebbe titolare la sua trasmissione il Miserabile.
Ma Peacereporter perchè deve far parlare questo surrogato umano? Mi sa proprio che anche loro qualche volta, come Spalmen, hanno le mani in pasta…
Fonte: http://www.libreidee.org/2011/09/unica-via-duscita-bancarotta-controllata-e-addio-euro/
Pagheremo perché dobbiamo pagare, però che questo pagamento non sia un pagamento che finisce nel tasche delle banche internazionali: che sia invece un pagamento che finisce nelle tasche degli italiani, che dà la possibilità all’economia italiana di riprendersi. Perché così, altrimenti, noi nel giro di 6 mesi, 9 mesi, un anno, sicuramente andremo in bancarotta. E da allora sarà ancora più difficile riprenderci. La manovra di Tremonti in realtà serve a ben poco. Prima di tutto perché è troppo piccola, 45 miliardi di euro non bastano sicuramente a rassicurare i mercati nei confronti di un debito complessivo italiano di 1.800 miliardi di euro. Il che vuole dire che il debito pubblico dell’Italia è maggiore della somma del debito di tutti gli altri paesi Pigs, quindi parliamo del Portogallo, Grecia, Irlanda e Spagna.
In più questa è una manovra che avrà un impatto reale, quindi dal punto di vista proprio delle entrate dello Stato, nel 2013 e nel 2014. Sicuramente
troppo lontano. Ricordiamoci che l’anno prossimo l’Italia si deve novamente presentare sul mercato dei capitali e deve contrarre una serie di contratti, quindi deve vendere una serie di Bot a un mercato che questa settimana le ha quasi voltato le spalle. E in più, da luglio fino alla fine dell’anno, abbiamo altri 80 miliardi di euro che dobbiamo racimolare su questo stesso mercato. Questa è una manovra che in un certo senso è stata osannata, proprio perché siamo un po’ alla fine della situazione. Penso che noi dobbiamo prenderci le responsabilità di 50 anni, perché qui non si tratta di 10 anni; qui si tratta di 50 anni di politiche sbagliate ed è giunto il momento di prendersi queste responsabilità.
Qui ci vuole una nuova politica. E quale può essere questa politica? Sicuramente non quella che sta seguendo il governo. Capisco che molti italiani sono preoccupatissimi all’idea di un default, però in realtà questa potrebbe essere la soluzione migliore. Se noi avessimo una classe politica di persone veramente esperte di queste cose, quindi di professionisti, ci avrebbe già pensato e vi spiego perché. L’Italia è molto diversa dalla Grecia. La Grecia prende soldi in prestito per poter sostenere la propria economia, noi invece prendiamo soldi in prestito regolarmente e semplicemente per pagare gli interessi sul debito. Il che vuole dire che un default non avrebbe un impatto sulla crescita economica del paese: noi non dipendiamo dai
mercati dei capitali per crescere, noi dipendiamo dai mercati dei capitali per pagare gli interessi.
Un default ordinato, ragionato com’è stato fatto per esempio in Islanda, potrebbe garantire tutti quanti i Bot acquistati dagli italiani. Quindi dividiamo il debito in due parti, che è esattamente quello che hanno fatto gli islandesi: la parte internazionale, sottoscritta dalle banche internazionali, viene messa da parte e viene organizzato per questo un pagamento posticipato che può essere una ristrutturazione del debito. Per quanto riguarda invece la parte detenuta dai risparmiatori italiani, proprio per non penalizzare gli italiani che hanno sostenuto lo Stato in tutti questi anni, rimane costante, quindi il governo si impegna a onorare quella parte di debito. Dopodiché si torna alla lira o a qualsiasi moneta vogliamo adottare e si produce una svalutazione della moneta; chiaramente sarà una svalutazione molto, molto grande e questo ridarà automaticamente competitività alla nostra economia.
Dal punto di vista del commercio internazionale non cambierà nulla; anzi, molto probabilmente i nostri importatori, chi importa dall’Italia, sarà ben contento di pagare meno di quanto paga adesso, quindi le esportazioni italiane avranno sicuramente un effetto benefico. Diversa sarà la situazione delle importazioni. Dobbiamo essere disposti a fare dei sacrifici, ma tanto in
ogni caso questi sacrifici li dovremo fare lo stesso. L’obiettivo però è fare dei sacrifici per poter riuscire a uscire da questa situazione, non per poter affondare ulteriormente nella situazione debitoria.
Le critiche a questo tipo di politica drastica sono tutte relazionate a un modo di far politica che è ancora tipico dell’Italia: svalutazione selvaggia, attitudini nei confronti dei mercati internazionali anche queste selvagge, etc. Una decisione di questo tipo, quindi un default ragionato, un default preparato, sicuramente porterebbe a un cambiamento della classe politica, perché questa classe politica una politica di questo tipo non la fa. In Islanda è successo esattamente questo: il governo è stato fatto fuori completamente dalla popolazione e una nuova classe politica, gente che non aveva mai fatto politica fino ad allora, è salita al potere e ha organizzato questo tipo di default.
I sacrifici: sicuramente, le conseguenze di brevissimo periodo di una politica di questo tipo saranno tremende. Noi avremo una contrazione del Pil, ci sarà un aumento della povertà, sarà sempre più difficile riuscire ad arrivare una fine del mese. Però questo sarà un periodo limitato, come abbiamo visto addirittura in Argentina dove non c’è stato un default ragionato ma un default improvviso. Nel caso dell’Argentina c’è stata una contrazione del Pil del 20% nel 2002, quindi l’anno dopo del default; dal 2003 in poi l’economia ha ripreso a crescere dal 7,5% e continua a crescere al 7,5%.
(Loretta Napoleoni, “Per un default programmato e l’uscita dall’Euro”, intervento apparso sul blog “Cado in piedi”, ripreso da “Viva Mafarka” e ribadito da “L’Unità” il 12 settembre 2011. Loretta Napoleoni vive a Londra da molti anni, è tra i massimi esperti di economia internazionale e collabora con Cnn, Bbc, Le Monde, El País, The Guardian, Internazionale e L’Unità).
Fonte: http://rt.com/news/economy-oil-gold-libya/ – Autore: Global Research
5 maggio 2011 – Traduzione N. Forcheri
C’è chi crede che sia per tutelare i civili, chi per il petrolio, ma c’è chi è anche convinto che l’intervento in Libia abbia a che vedere con il progetto di Gheddafi d’introdurre il dinaro d’oro, una moneta unica Africana aurea, un vero strumento di distribuzione della ricchezza.
¬“E’ una di quelle cose che bisogna pianificare segretamente perché appena dici che vuoi sostituire il petrodollaro con qualcos’altro, diventi automaticamente un bersaglio” afferma il fondatore del Ministero della Pace James Thring. “Ci sono state due conferenze al riguardo, nel 1986 e nel 2000, organizzate da Gheddafi. Tutti erano interessati, la maggior parte dei paesi africani erano entusiasti.”
Gheddafi non si è arreso. Nei mesi che hanno portato all’intervento militare, ha esortato le nazioni africane e musulmane a unirsi per creare la nuova moneta che avrebbe rivaleggiato con il dollaro e l’euro. Avrebbero venduto il petrolio e le altre risorse al mondo solo in dinari d’oro.
Un’idea che avrebbe spostato l’ago della bilancia economica del mondo.
La ricchezza di un paese sarebbe dipesa sulle sue riserve auree e non sulle quantità di dollari scambiati. E la Libia possiede 144 tonnellate d’oro. La Gran Bretagna, ad esempio, ne ha due volte tanto ma un numero di abitanti di dieci volte superiore.
“Se Gheddafi avesse l’intenzione di tentare di riformulare il prezzo del suo petrolio, o di qualsiasi altra risorsa che il paese vende al mercato globale, accettando un’altra valuta o forse lanciando un dinaro d’oro, ebbene una mossa di questo tipo non sarebbe certamente accettata dall’elite al potere oggigiorno, coloro che sono responsabili del controllo delle banche centrali del mondo” dice Anthony Wile, fondatore e redattore in capo del Daily Bell.
“Quindi certamente provocherebbe le sue dimissioni immediate e la necessità di andare a pescare altri pretesti da avanzare per rimuoverlo dal potere.”
Come successo precedentemente.
Nel 2000, Saddam Hussein ha annunciate che il petrolio iracheno sarebbe stato venduto in euro e non più in dollari. Alcuni dicono che le sanzioni e l’invasione che ne è seguita furono causate dalla disperazione degli americani di impedire che l’OPEC trascrivesse le operazioni commerciali del petrolio di tutti i suoi stati membri in euro.
Un dinaro d’oro avrebbe avuto gravi conseguenze sul sistema finanziario mondiale ma avrebbe anche dato il potere ai popoli d’Africa, cosa che alcuni militanti neri dicono che gli Stati Uniti vogliono evitare a tutti i costi.
“Gli Stati Uniti hanno rinnegato l’autodeterminazione agli africani negli USA, non siamo perciò affatto sorpresi da qualsiasi cosa che gli USA possano fare per ostacolare l’autodeterminazione degli africani nel loro continente” afferma Cynthia Ann McKinney, ex deputata al Congresso americano.
L’oro del Regno Unito è custodito in un qualche caveaux sicuro in qualche meandro della Bank of England. Come nella maggior parte dei paesi sviluppati, non ce n’è abbastanza per andare avanti.
Ma non è il caso di paesi come la Libia e molti dei paesi del Golfo.
Un dinaro d’oro avrebbe offerto ai paesi africani e mediorientali ricchi in petrolio la possibilità di rivolgersi ai loro clienti affamati d’energia dicendo: “Spiacenti il prezzo è salito e vogliamo oro.”
Alcuni dicono che gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO non avrebbero assolutamente potuto permetterselo.
di Gianni Petrosillo – conflittiestrategie.it.
Lo chiamavano mago ma era soltanto un altro illusionista che faceva sparire gli oggetti dietro il fumo dei tubi di scappamento di brutte auto. Tuttavia, la realtà, questo bolide che corre più della fantasia e della fantascienza, si è presto incaricata di lasciare sul posto l’incantatore ronzino che straparla a briglie sciolte. Era lui che tentava di estrarre dai cilindri di una utilitaria qualche prolifico coniglio industriale e finanziario al fine di risollevare un’impresa decotta sopravvissuta per anni grazie ai salassi di Stato. Effettivamente, Marchionne se l’è meritato il suo soprannome magico avendo qualcosa in comune col più famoso maghetto della saga cinematografica Harry Potter. Leggi il resto di questo articolo »
Soliti trucchi, criminali, per i soliti perbenisti che si mascherano di buone intenzioni.
LA NATO, nel perseguire la sua opera di inganno mediatico e propaganda – non vi ricorda niente? – sta comprando le stesse armi dell’esercito dei volontari libici e paesi africani. Armi, carri armati dipinti con i colori di Jamahiriya dall’URSS per uccidere libici e screditare completamente i lealisti e i volontari e inimicare le tribu tra di loro. Il cargo aereo dalla Moldavia arriva oggi, all’aeroporto di Bengasi.
La Fonte è questa: https://www.facebook.com/pages/Libya-Liberal-Youth-to-publish-the-facts-for-Libya-tomorrow/135809009826863
Buongiorno popoli della terra, per salvare Bani Walid, dobbiamo diffondere questo messaggio
LA NATO ha diffuso dei foglietti alla città di Bani Walid, dove ha invitato tutte le famiglie ad arrendersi e se avessero ceduto le armi (quelle che sono state distribuite per distruggere i ratti della NATO) avrebbero ricevuto un’enorme somma di denaro, 500 mila dinari per famiglia… nel retro dell’opuscolo c’è scritto che se non si arrendono saranno bombardati con il fosforo bianco.
La risposta delle tribu di Bani Walid è stata:
“Non ci arrendiamo né tradiamo la nazione e siamo pronti a servire Dio e il destino…”
Questa è stata la risposta del popolo nato coraggioso.
Vittoria o martirio, rapidamente e gloria.
Il “Giro della Padania”, come le ronde padane, come la secessione, come il rito dell’ampolla, come il film corale della Lega, “il Barbarossa” di Renzo Martinelli (regista dei kolossal flop – trenta milioni di finanziamento), che voleva essere il Te Deum della Padania libera, consegnando alla storia del cinema anche il fotogramma di Umberto Bossi in primo piano e, federalismo compreso, appartengono a quella serie di baggianate mitiche (pirlate celtiche) che hanno contraddistinto, caratterizzato e definito una delle formazioni politiche più burine, incolte e grottesche, che un parlamento abbia mai ospitato! Seconda solo al berlusconismo!!
Vorrei ricordare ai signori della Padania che, in soli cinquant’anni, hanno trasformato il loro territorio in un deserto. Pesticidi, diserbanti, antiparassitari e intrugli chimici di ogni genere, hanno, per sempre, resa sterile la terra (un tempo) più fertile e produttiva del nostro paese. L’uso e l’abuso, poi, di tonnellate di fertilizzanti, di concimi chimici, e alimenti dopati per uso animale, fanno dei prodotti di questa terra, quanto di più inquietante potremmo trovare sulle nostre tavole.
Nell’acqua usata per irrigare campi e prati, sono disperse percentuali inimmaginabili di diossina, metalli pesanti, arsenico, pcb, clorurati, e un’infinita varietà di veleni industriali che una moltitudine di fabbriche fumanti riversano nei fiumi, trasformandoli in cloache a cielo aperto. La loro flatulenza e miasmi, si mescola poi con l’aria circostante già pregna di CO2 e fumi tossici di ogni natura. Leggi il resto di questo articolo »































