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Ripropongo due articoli dall’archivio del mio blog. Il primo dove riprendo Blondet che nega il complotto internazionale contro Berlusconi, quando il duo Berlusconi/Tremonti era ancora la coppia della legge di rinazionalizzazione di Banca d’Italia, mai attuata, e prima del tradimento di Tremonti, firmatario del trattato del MES, che un governo tecnico ossia una vacanza di reale democrazia e parlamento non avrà alcuna opposizione nel ratificare entro fine dicembre.

Il secondo descrive un Monti tendenzioso che non ha visto la frode e l’insider trading di cui si sono macchiate due agenzie di rating accusate dalla magistratura di Trani, con i giochetti nella notazione dei nostri titoli.

1) MARTEDÌ 19 GIUGNO 2009

LETTERA A BLONDET. di N. Forcheri
Questa è una lettera di risposta di un articolo pubblicato da Maurizio Blondet in cui negava la teoria del complotto e affermava, a giugno, che Berlusconi si rovina da sé (che non riesco a ritrovare).

Gentile Blondet
non concordo con Lei sull’assenza di complotto internazionale nei confronti di Berlusconi. Esso avrebbe piu di un motivo di essere, oltre all’asse energetico Roma Mosca, ci sarebbe anche quello non minore dei derivati. Derivati che Tremonti ha sospeso, almeno i nuovi, per un anno di tempo, il 17 giugno scorso, in attesa di una regolamentazione che non viene. Sivvede che ci sono forti pressioni che remano contro, magari proprio quelle che organizzano i pompinigate. Derivati ai comuni che Berlusconi ha dichiarato prima del G8 a gennaio di volere annullare (quelli in corso), poi non se n’è piu saputo niente. Quando le quattro banche responsabili di frode in materia di derivati agli enti locali sono state messe sotto sequestro, il 28 aprile scorso, è scoppiato guarda caso l’affare noemi e non se ne è piu sentito niente.
Perciò io sono strasicura che il complotto internazionale c’è ed è quello della finanza angloamericanafrancoeuropea nei confronti di un duo Berlusconi Tremonti che in materia di finanza e di banche vuole cercare di salvare l’Italia dal disastro derivati e dal cappio usuraio che il sistema bancario internazionale sta mettendo sull’intero paese per farlo fallire e per magnarselo. Contrariamente a tutti gli altri, da Scajola a Brunetta, da Fini a Frattini, da Prestigiacomo a Bondi, i quali invece adempiono completamente a quel compito. Leggi il resto di questo articolo »

Di fronte ai ripetuti tentativi di “abolitio memoria”, vale la pena di estrarre il succo di quell’articolo [articolo sotto], repetita juvant, anche perché foriero di buone notizie.

Saba sfata la credenza che sia giuridicamente impossibile uscire dall’euro e dall’UE: niente di più falso, tale clausola di fuoriuscita è contemplata nel Trattato di Lisbona, – con grande rammarico della BCE – basta prevedere un preavviso di due anni (articolo 50 del Trattato).

E questa è la prima buona notizia: nessun ménage o nessuna unione che dir si voglia, converrete anche voi, può resistere a lungo se risentita come una costrizione senza via di uscita, e lesiva di quella autodeterminazione dei popoli e di quelle libertà di cui l’UE si ammanta, e sottoscrive tanto a parole.

Seconda buona notizia: la fuoriscuta dall’UE comporterebbe la restituzione della sovranità monetaria e di tutte le riserve cedute alla BCE. Leggi il resto di questo articolo »

Fonte: http://ilupidieinstein.blogspot.com

Fonte originale in inglese: AlFatah69
Traduzione italiana di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Documenti segreti libici svelano la tragedia di Ustica e come Gheddafi si salvò riparando a Malta

Secondo i resoconti dei media italiani, i documenti riservati trovati negli archivi del servizio segreto libico, dopo la caduta di Tripoli, che sono ora nelle mani di Human Rights Watch, dimostrano ciò che ha provocato l’abbattimento del Dc-9 Itavia sul Mediterraneo, presso l’isola di Ustica, il 27 giugno 1980. Ottantuno persone a bordo del volo, sulla rotta da Bologna a Palermo, sono morte.

Come si è a lungo sospettato, i documenti confermano che un missile aveva colpito l’aereo, dopo che era stato scambiato per un aereo che trasportava il leader libico Muammar Gheddafi.

Secondo i documenti, due jet francesi all’inizio attaccarono l’aereo, e poi s’impegnarono in un duello con un solitario caccia MiG, che portava le insegne della Jamahiriya, e che si pensava scortasse il colonnello Gheddafi, fino a quando non impattò nella regione montuosa della Sila, nel sud d’Italia. Il colonnello Gheddafi, informato in tempo dell’attacco, riparò a Malta, dove atterrò col suo Tupolev, secondo i documenti. Leggi il resto di questo articolo »

http://www.pleias.bravehost.com/Akasha.html

Akashico è un termine derivato dalla parola sanscrita “Akasa” che si riferisce a un’essenza indeterminata quale lo spazio o l’etere.

È un luogo spirituale che funge da memoria centrale di tutte le informazioni di ogni individuo che abbia mai vissuto su Gaia e nel cosmo. Più che un semplice contenitore di eventi, l’Archivio Akashico contiene ogni azione, parola, sentimento, pensiero e intenzione che sia mai avvenuto in qualsiasi momento della storia mondiale. Al contrario di un semplice magazzino di memoria, questo Archivio Akashico è interattivo, poiché esercita una grandissima influenza sulla nostra vita di ogni giorno, le relazioni, i sentimenti, i sistemi di credenze e le realtà potenziali che attiriamo su di noi.

L’Archivio Akashico contiene l’intera storia di ogni anima, sin dall’alba della Creazione. Questo archivio ci connette tutti gli uni agli altri, e contiene ogni simbolo archetipo o racconto mitologico che abbia mai influenzato profondamente il comportamento e le esperienze dell’uomo. Leggi il resto di questo articolo »

Fonte: Tratto dal libro “Rivoluzioni e Guerre”

Negli ultimi anni di guerra, in particolare dal 1943, apparvero ovunque movimenti di Resistenza. Ciò nasceva con lo scopo principale di cooptare la rabbia e il desiderio dei popoli di cacciare gli occupanti e di porre fine ad una guerra che aveva portato molti alla disperazione. Il pericolo che gli anglo-americani volevano scongiurare era quello che i popoli, alla fine della guerra, si sentissero liberi di costruire un assetto a loro più favorevole. Occorreva istituire una Resistenza che assumesse carattere popolare, ma i cui maggiori esponenti, controllati dagli anglo-americani, potessero, dopo la guerra, diventare la nuova classe dirigente. Combattendo per la libertà, i gruppi di resistenza avrebbero suscitato molta fiducia nelle popolazioni, e dopo il conflitto sarebbero stati considerati eroi, e investiti di importanti cariche politiche. I retroscena sarebbero rimasti nascosti, e il finanziamento della Resistenza da parte degli anglo-americani sarebbe stato considerato un elemento secondario o poco rilevante. Le Resistenza nasceva anche dall’esigenza di riaffermare i valori popolari di lealtà, sacrificio ed eroismo. I gruppi di resistenza furono soprattutto social-comunisti, ma parteciparono anche partiti conservatori di ispirazione cristiana.

Era molto importante controllare capillarmente tutti i gruppi della resistenza, per potersi assicurare dopo la guerra una completa sottomissione. Il controllo dei gruppi di resistenza italiani da parte degli anglo-americani fu totale, e i gruppi che non vollero sottomettersi al controllo furono distrutti. Il 1° febbraio 1944, nella rivista Prometeo, così definiva la Resistenza italiana un gruppo di comunisti: “Nate dallo sfacelo dell’esercito, le bande armate sono, obiettivamente e nelle intenzioni dei loro animatori, degli strumenti del meccanismo della guerra inglese”.

I gruppi di lotta antifascista italiani furono riuniti nel CLNAI, che fu finanziato e comandato dagli anglo-americani. L’accordo dei gruppi di resistenza, chiamato Protocolli di Roma (un documento in inglese), fu firmato il 7 dicembre del 1944, dal generale britannico Henry Maitland Wilson e i più importanti capi antifascisti: Ferruccio Parri (”Maurizio”), Alfredo Pizzoni (”Pietro Longhi”), Giancarlo Pajetta (”Mare”) e Edgardo Sogno (”Mauri”). I partigiani, sulla base dell’accordo, avrebbero ricevuto 160 milioni di lire e sarebbero stati obbligati ad obbedire al capo militare del Corpo Volontari della Libertà, nominato dagli anglo-americani. Scrive lo storico Renzo De Felice:

“Rompere con gli Alleati, per la Resistenza, era impossibile: sarebbe stata la catastrofe economica … Gli Alleati sapevano di avere in mano le carte migliori: la forza militare e gli aiuti economici. Se per mantenere un partigiano, alla fine del 1943, servivano mille lire, agli inizi del 1945 ne costava 3 mila e anche 8 mila, nelle zone più dispendiose. Insomma, la questione economica si era fatta politica. Un esercito così grande non poteva autofinanziarsi: le requisizioni, tassazioni forzate, colpi di rifornimento e cioè rapine, grassazioni, furti stavano compromettendo, in quel lungo inverno del ‘44, l’immagine stessa del movimento sul territorio. Gli esiti sarebbero stati catastrofici. Bisognava razionalizzare il sistema di finanziamento al di là delle sovvenzioni degli industriali, che però man mano che il tempo passava avevano sempre più paura dei tedeschi, e degli aiuti dei servizi segreti inglesi e americani. Fu questo il capolavoro di Pizzoni. I soldi degli Alleati arrivavano a Milano dal Sud passando per la Svizzera.[1]

Dal 1943, fu imposto all’Italia il governo militare Amgot (Allied Military Government of Occupied Territories), che aveva fra i suoi obiettivi quello di mantenere il vecchio assetto oligarchico. A tal scopo vennero utilizzati gli ex fascisti, che entrarono a far parte delle strutture amministrative e politiche. Soltanto un piccolo gruppo di fascisti molto noti furono arrestati, gli altri cambiarono divisa e si posero a servizio degli anglo-americani, traendone parecchi vantaggi. Scrive Kolko:

“Gli ex funzionari fascisti incominciarono presto a far uso della propria autorità allo scopo di sfruttare le scorte di aiuti per guadagni privati attraverso la borsa nera e altre forme di corruzione. In sostanza, le strutture civili, militari e di polizia del dopo-Mussolini erano ancora dominate da chi aveva fedelmente servito il fascismo per decenni, compresi quelli che si erano iscritti al partito. L’effetto fu una <<perdita di fiducia nei liberatori>>, come la definì un ufficiale statunitense incaricato di affari civili, oltre a un numero crescente di proteste e persino di rivolte, durante le quali contro la popolazione venivano impiegati la polizia fascista e i carabinieri”.[2]

L’Amgot fu dunque un governo di tipo fascista, che mirava a controllare capillarmente la popolazione e a disarmare i partigiani che non si sottomettevano al loro potere. Nel 1944, molti partigiani furono disarmati e mandati nei campi di prigionia. Per meglio sottomettere e controllare gli impulsi popolari alla libertà ci si rivolse a Stalin. Nel gennaio del 1944, Badoglio ebbe diversi incontri con diplomatici russi, col benestare degli anglo-americani. Dopo questi incontri il Partito Comunista italiano iniziò a collaborare col governo Badoglio e a propagandare una possibile partecipazione al governo insieme ai partiti cattolici. Il 28 marzo del 1944, Togliatti tornò in Italia per organizzare il Partito sotto le direttive sovietiche. Nel nord Italia, gli anglo-americani non avevano la totale fiducia nei partigiani del Clnai e speravano che i nazisti limitassero il potere degli esponenti più autenticamente rivoluzionari. Ma i soldati tedeschi in Italia non ebbero come obiettivo primario la repressione degli estremisti, e negli ultimi anni di guerra erano ormai demotivati e per nulla disposti a rischiare la vita per uccidere comunisti.

L’Italia ebbe la particolarità di cambiare schieramento nel giro di un mese, rimanendo al fianco dei tedeschi fino al settembre del 1943. Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del fascismo votò l’ordine del giorno Grandi, in cui si chiedeva “l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali”. Quando la guerra stava volgendo verso la vittoria degli alleati, i banchieri e gli industriali italiani decisero di eliminare dalla scena Mussolini, e di scaricare su di lui tutte le responsabilità della dittatura e della guerra, volendo figurare accanto ai vincitori, pur essendo stati ferventi fascisti. La rivista Life del 14 dicembre 1942 scriveva: “La netta tendenza in seno al regime fascista è di liberarsi di Mussolini e dei filotedeschi, ma di conservare il sistema. Oggi questa è l’idea dei grandi industriali italiani, condotti, a quanto viene riferito, da Ciano, dal conte Volpi, dal senatore Pirelli. In altre parole, un cambiamento del fascismo protedesco in un fascismo proalleati. I gerarchi fascisti sono molto impressionati dal fortunato voltafaccia di Darlan da Vichy verso gli alleati”. Il Daily Mail del 27 novembre 1942 scrisse: “L’ultima circostanza (la designazione di Darlan) è destinata a suscitare calcoli segreti qui (a Londra) e lì (a Roma). Se le cose volgessero al peggio, non potrebbe forse essere salvata una parte del sistema fascista, gettando a mare Mussolini eventualmente col suo consenso, nonché la parte filogermanica del suo partito?”

Dichiarato decaduto Mussolini, si ammise che l’Italia era stata vittima di una dittatura, e le responsabilità di ciò vennero attribuite esclusivamente a Mussolini, che fu arrestato su mandato del re. Fu occultato il pieno appoggio che l’intera élite economico-finanziaria aveva dato al Duce, e di come quest’ultimo fosse stato utilizzato per imporre gli interessi di un ristretto gruppo di banchieri e industriali.

Da un giorno all’altro Mussolini diventò fuorilegge, e il fascismo, da governo riconosciuto e acclamato dall’élite, dalla Chiesa e dal re, diventò un regime da cui sbarazzarsi quanto più in fretta possibile. Persino il Popolo D’Italia, giornale fondato da Mussolini, il 26 luglio del 1943 cancellava dalla testata la frase “fondatore Benito Mussolini” e scriveva a chiare lettere “Nell’ora solenne che incombe sui destini della patria. Badoglio è nominato capo di governo. Dimostrazioni patriottiche in tutta l’Italia. Viva l’Italia!” Mentre prima “patriottismo” significava “fascismo”, adesso significa antifascismo.

Che la nuova situazione non fosse propriamente “democratica” lo si vide presto, dato che i massacri dei lavoratori in sciopero non cessarono, anzi aumentarono. Fra il 25 luglio e l’8 settembre rimasero uccisi 93 manifestanti, 536 furono feriti e 2.276 arrestati.

Gli anglo-americani, furono spacciati per “liberatori”, ma in realtà svolsero funzioni repressive e terroristiche ancora meglio che i tedeschi, distruggendo, uccidendo civili, violentando centinaia di migliaia di donne, e provocando una grave inflazione, che produsse ancora più miseria in tutte le zone che essi occuparono.

Il re, assunto nuovamente i suoi poteri, l’8 settembre firmò l’armistizio con gli Alleati, e il maresciallo Badoglio assunse la carica di governo. Il nuovo capo di governo inviò un telegramma a Hitler, per dargli ad intendere che nulla era cambiato, mentre in realtà il voltafaccia delle autorità italiane era già in preparazione. Il telegramma, fra le altre cose, diceva: “Come già dichiarato nel mio proclama rivolto agli italiani (…) la guerra per noi continua nello spirito dell’alleanza (…) mi è grata l’occasione, Führer, per porgerVi l’espressione dei miei cordiali saluti”. Le autorità tedesche non si convinsero affatto, e progettarono l’occupazione di Roma e l’arresto del re (che fuggirà a Brindisi).

L’élite economico-finanziaria italiana, che aveva contribuito a portare al potere il fascismo e lo aveva sostenuto fino al 1943, cambiò bandiera e prese accordi con la Resistenza in Svizzera, attraverso riunioni segrete con autorità anglo-americane e personaggi della resistenza antifascista.

In seguito a queste riunioni, dirette da ufficiali anglo-americani all’inizio del 1943, gli industriali italiani (Pirelli, Agnelli, Volpi, Falck, ecc.)  e gli antifascisti organizzarono i primi gruppi di resistenza. Gli industriali italiani si erano convinti ad abbattere il fascismo, soprattutto perché esso non serviva più a tenere sottomesse le classi popolari, come aveva fatto per oltre venti anni, e poi perché volevano stare al fianco dei vincitori.

All’inizio, aderirono alla Resistenza soltanto poche migliaia di persone, in gran parte comunisti, ma nel giro di poco tempo, grazie all’appoggio popolare, il numero dei partigiani crebbe. Nel 1944 erano oltre 80.000, mentre la Guardia Nazionale Repubblicana Fascista (GNR) era costituita da oltre 200.000 soldati. Nel 1945 i partigiani diventeranno oltre 150.000. Dopo la guerra il governo italiano stimò con abbondanza il numero di partigiani in 300.000, di cui 66.000 vennero uccisi.

Al contrario di ciò che fu propagandato dopo la guerra, la Resistenza non fu l’evento popolare più significativo degli ultimi anni di guerra. Un numero di persone di gran lunga più elevato era occupato nelle frequenti sollevazioni e negli scioperi, che riguardarono quasi tutte le città d’Italia.  Nei primi mesi del 1943 gli scioperi raggiunsero una frequenza che preoccupò l’élite dominante, a tal punto che essa si rivolse agli alleati per attuare la svolta, che avrebbe visto il paese occupato dalle forze straniere, e la popolazione repressa duramente. Durante gli scioperi i lavoratori esprimevano una rabbia enorme dovuta alla consapevolezza che anni di dittatura e poi la sanguinosa guerra non erano serviti ad altro che a fiaccare le classi popolari per piegarle all’élite. Lo storico Gabriel Kolko osservò che questi scioperi ebbero un valore assai più significativo che non le lotte partigiane: “Queste ondate di scioperi furono molto più visibili e politicamente significative, nel loro effetto sulle masse, delle attività dei partigiani. Fino all’autunno del ’44, gli scioperi fecero quanto meno altrettanto per indebolire lo sforzo bellico, e continuarono per tutto l’ultimo anno di guerra”.[3]

L’occupazione americana non fu propriamente come venne raccontata in seguito nei libri di Storia. Essa fu caratterizzata soprattutto da stragi, rappresaglie, umiliazioni e violenze di ogni genere a cui la popolazione in molti casi rispose ribellandosi. Soltanto negli ultimi anni, grazie a documenti trovati negli archivi americani e ad alcune testimonianze dei sopravvissuti, si è scoperto che mentre i cinegiornali di quei giorni mostravano soltanto americani ben accolti dalle folle, in realtà si verificarono numerosi eccidi e violenze contro la popolazione.

Se nell’Italia del nord sotto occupazione tedesca e in cui c’era la Repubblica Sociale rimase, seppur all’interno di un governo violento che collaborava con i tedeschi, una traccia di giurisdizione civile, nei luoghi occupati dagli anglo-americani trionfò il caos, la violenza, e in alcune zone anche la mafia. Nel napoletano molte persone furono cacciate dalle proprie case, e chi non obbediva all’ordine di evacuazione veniva ucciso. Fu molto elevato il numero di contadini uccisi, che erano i più restii a lasciare le proprie terre e il bestiame. Contro Napoli si abbatté un’ondata enorme di violenze da parte degli Alleati, che praticarono anche violenze sessuali, costringendo migliaia di donne a prostituirsi. Al nord Italia si ebbe, dopo l’occupazione tedesca, il governo del Comitato Nazionale di liberazione (Cln), ma al sud rimase il caos, la violenza e la fame. L’accanimento contro il sud Italia era dovuto principalmente al razzismo e al timore che dopo una lunga dittatura le classi popolari potessero acquisire forza e avanzare rivendicazioni politiche, sociali ed economiche. I numerosi episodi di resistenza civile in sud Italia furono occultati dalla storiografia ufficiale, che voleva salvaguardare l’immagine degli anglo-americani come “liberatori” e si limitò a mostrare le immagini della popolazione che li accolse come tali.

I giorni dello sbarco americano in Sicilia, nel 1943, furono giorni in cui i soldati americani massacrarono migliaia di persone. Per molti anni questi eccidi sono stati occultati, ma oggi diverse stragi americane in Sicilia sono state portate alla luce. Nel luglio del 2004, la procura militare di Padova aprì un’inchiesta sull’eccidio di civili commesso dai soldati americani nelle campagne di Piano Stella, (a sud di Caltagirone) e di 73 prigionieri italiani. L’unico sopravvissuto alla strage, raccontò:

“Verso il pomeriggio tardi sentimmo qualcuno che chiamava dall’esterno del rifugio: ‘uscite fuori, uscite fuori’, la voce gridava. Così uscimmo fuori e trovammo un soldato che parlava bene l’italiano e ci chiese di entrare a casa per vedere se vi erano soldati tedeschi. Mio padre si apprestò a fare perlustrare la casa, ma quando arrivammo davanti alla porta ci accorgemmo che già i soldati avevano sfondato la porta ed erano entrati. Dopo qualche ora arrivarono altri soldati… sentii una raffica di mitra e le urla di mio padre, del mio amico e degli altri. Li avevano uccisi. Subito dopo fui preso in consegna da questo soldato che mi portò da un suo superiore. Io nel frattempo cercai di ribellarmi gridando: ‘Là hanno sparato a mio padre’ e volevo raccontare quello che era successo. Invece il superiore mise la mano in tasca e cercò di darmi dei cioccolatini, che io rifiutai e glieli scagliai in faccia. Dopo un po’ arrivarono altri due soldati e fui dato in consegna a questi… Qualche ora più tardi mi sentii spingere con il piede da un soldato. Mi fece segno di andarmene indicandomi la strada per Acate. Io volevo andare dall’altra parte, verso santo Pietro dove c’era la mia casa e mia madre… ma il soldato mi fece capire che se avessi preso quella direzione mi avrebbe sparato”.[4]

Il giorno successivo continuarono i massacri a Biscari (Acate), dove la resistenza italo-tedesca, il 14 luglio, si scontrò con la 45° divisione americana nelle campagne circostanti l’aeroporto di Biscari, in cui 36 soldati italiani si arresero alle truppe alleate. Il capitano americano John T. Compton ordinò di uccidere i prigionieri, che furono fucilati immediatamente. Lo stesso giorno, furono catturati 45 soldati italiani e tre tedeschi, 37 dei quali vennero scortati dal sergente Horace T. West, che dopo pochi chilometri costrinse i prigionieri ad avvicinarsi ad un fosso, e gridando “figli di una cagna”  aprì il fuoco uccidendone 36. Uno dei prigionieri cercò di fuggire e fu colpito alla schiena; complessivamente quel giorno furono uccise 73 persone. Il generale Patton, venuto a conoscenza dei fatti, minimizzò l’accaduto. Secondo il sergente West era stato proprio Patton a ordinare di eliminare subito tutti i prigionieri.[5]

Il cappellano militare William E. King, che raccolse i corpi senza vita, raccontò di aver visto alcuni corpi colpiti alla schiena e altri che avevano un foro nella testa, segno che West sparò una prima raffica di mitra e poi ricaricò l’arma, facendo fuoco su quelli che ancora erano rimasti vivi, e che colpì alla testa.

L’Italia firmò un armistizio segreto con gli Alleati, il 3 settembre 1943, che fu reso noto soltanto l’8. Nei giorni in cui l’armistizio rimase segreto gli anglo-americani continuarono ad uccidere gli italiani. Ad esempio, il 6 settembre fu bombardata furiosamente Frascati, col pretesto che nella zona c’erano diversi comandi tedeschi, ma in realtà i bombardamenti uccisero soltanto centinaia di civili, soprattutto donne e bambini. Frascati aveva già subito altri bombardamenti il 19 luglio, e alla fine della guerra, degli 11.000 abitanti di Frascati, ben 6000 erano stati uccisi.

La situazione del Sud Italia “liberato” dagli americani era terribile, si soffriva la fame e nelle amministrazioni locali erano tornati i fascisti.

Per terrorizzare meglio la popolazione, gli americani utilizzavano un ricognitore battezzato dagli italiani “Pippo”. Si trattava di un piccolo aereo che volava basso, e dopo il suo passaggio avvenivano brutali bombardamenti. I bombardamenti riguardarono numerose città italiane, e Churchill aveva predisposto anche l’uso del gas venefico iprite, vietato dalla Convenzione di Ginevra del 1925. Il 2 dicembre del 1943, Bari venne bombardata dai tedeschi, che colpirono la nave americana John Harvey, carica di iprite. Il gas si diffuse nell’aria e nell’acqua, provocando dolori atroci a centinaia di persone, che morirono nei giorni successivi. Il fatto fu occultato dagli Alleati, che non volevano far sapere che erano disposti anche ad utilizzare armi chimiche.[6]

Nelle guerre non c’è mai nulla di quel romanticismo così presente nelle produzioni hollywoodiane, e mai sono come vengono raccontate dopo la loro conclusione.

 



[1] Renzo De Felice, Rosso e Nero, Baldini & Castoldi, Milano 1995, pp. 84-96.

[2] Kolko Gabriel, op. cit., pp. 329-330.

[3] Kolko Gabriel, op. cit., p. 284.

[4] Testimonianza tratta da: Ciriacono Gianfranco, Le stragi dimenticate, Edizione Provincia regionale di Catania, 2003.

 

[5] D’Este Carlo, Lo sbarco in Sicilia, Mondadori, Milano 1990.

[6] Picone Chiodo M., op. cit., p. 473.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Brano tratto dal libro di Antonella Randazzo”Rivoluzioni e Guerre”

(Ediz. Espavo). Per informazioni andare al sito:

http://antonellarandazzo.blogspot.it/

Per richiedere l’autorizzazione alla riproduzione di questo brano scrivere a:

nuovaenergia(et)rocketmail.com oppure giadamd(et)libero.it

 

Enrico Galoppini ((18 aprile 2014)

 


Una decina d’anni or sono, sulla rivista di studi geopolitici “Eurasia”, nel quadro di un confronto tra Claudio Mutti e Costanzo Preve sull’Unione Europea, qui rievocato, il primo propose la metafora del “bambino e dell’acqua sporca” per esporre il suo punto di vista fondamentalmente positivo circa l’opportunità d’un processo d’integrazione europeo (e, in prospettiva, eurasiatico), sebbene egli si dichiarasse scettico verso questa “Unione Europea” così com’era andata configurandosi.

Si trattava di un’opinione suffragata da considerazioni d’ordine filosofico e culturale, nonché strategico e geopolitico, fornita dunque d’una sua fondatezza e solidità, specialmente teorica. Tuttavia si trattava di vagliarne la tenuta “sul campo”, ovvero se, alla prova dei fatti, sarebbe stata smentita clamorosamente o meno.

E così -secondo il mio modo di vedere- è stato. Il progetto incarnato nell’UE, pensato e realizzato da esponenti dell’europeismo occidentalista, procede a tappe forzate avendo messo la camicia di forza dell’euro e dei vari “trattati” -coi relativi “obblighi” e “parametri”- a tutte le nazioni europee. Per di più, allo stato attuale non esistono progetti “europeisti” alternativi, né in corso d’opera, né all’orizzonte, a meno che si consideri tra questi un’Europa “dall’Atlantico agli Urali” cara ad una “destra” che quando l’affermava a mo’ di slogan non teneva nel debito conto il fatto che gli Urali erano ben inseriti nell’(odiata) Unione Sovietica… E neanche vale la proposta di “integrare la Russia” in Europa, il che significa toglierla -come ben comprende Putin- dal suo naturale alveo, snaturandone così la funzione equilibratrice in Eurasia.

A ben guardare, la questione dell’Europa, di questa Europa “unita”, ricorda molto quella del famoso “Socialismo reale”. Da parte dei comunisti europei si sosteneva che il Comunismo -cioè la realizzazione pratica del Marxismo-Leninismo- restava teoricamente valido, anche se di fronte alla sua pratica “realizzazione” bisognava “turarsi il naso”, in attesa del “Sol dell’avvenire”.

Sappiamo tutti com’è finito il Comunismo storico otto-novecentesco. Scomparso, senza peraltro la magra consolazione della sconfitta militare, com’è accaduto al Fascismo e al Nazionalsocialismo. Assente da oltre vent’anni dai territori dell’Est europeo, la percezione comune (almeno nell’Europa occidentale) è quella di un’esperienza storica di un’altra èra (mentre il Fascismo vien fatto percepire come sempre attuale grazie alla martellante “cultura della memoria”, anche se questa è un’altra storia …).

La stessa cosa si può affermare al riguardo della Democrazia, con legioni d’illusi più o meno in buona fede che -di fronte agli innegabili fallimenti- stanno a lambiccarsi il cervello su quale potrebbe essere la “vera democrazia”. Tutta fatica sprecata, ovviamente, perché la Democrazia parte da un errore di partenza sulla valutazione dell’uomo, da un’antropologia fasulla che conseguentemente si ripercuote su errori a ripetizione quando è in questione il piano dei rapporti tra gli uomini organizzati in comunità (per non parlare della negazione della natura teomorfica dell’essere umano, fonte di ogni disastro che lo colpisce e di cui non sa darsi conto concependosi come meramente “umano”).

Ora, l’Unione Europea, è -per sua stessa dichiarata ammissione- “democratica” al 100%, nel senso che promuove tutto quel che rientra nel paradigma “filosofico” democratico, al di là del fatto -su cui si può discutere- che essa non si concretizzi nel “governo del popolo” (cosa del resto impossibile), si traduca di fatto in una oligarchia del denaro, dia il là ad una forma di “comunismo” di cui beneficiano solo le oscure burocrazie che la governano (il “super-Stato” europeo) eccetera. Ma una cosa è certa: i fautori del “progetto europeista” sono molto consequenziali, all’atto pratico, con quello che affermano, e che tutto ciò sia “democratico” così come ce lo s’immagina mediamente oppure no, conta ben poco, finendo nelle chiacchiere da forum di internet.

Cari amici, dopo aver letto i vostri commenti a volte commuoventi, ho capito che SL  (autori e utenti)  qualcosa di buono l’ha fatto.

Con spirito di servizio lascio quindi aperto l’archivio di  Stampa Libera. Inoltre se vi saranno persone di buona volontà che vorranno impegnarsi in futuro,  con piacere passerò il testimone per un  nuovo percorso, affinchè la conoscenza continui. State sintonizzati quindi e state pronti.

Però…  questa svolta deve veramente servire a far comprendere a tutti che dobbiamo impegnarci di persona divulgando articoli e magari contribuendo con qualche euro a sostenere un eventuale soccorritore – sostenitore che dovesse subentrare nella conduzione di SL. Non serve molto, ma serve la certezza per chi lavora di avere un sostentamento dalla collettività per sbarcare il lunario. Donare per una nobile causa  è, oltre che utile ed indispensabile, più gratificante che ricevere. Aiutare, costruire, anzichè disfare o giudicare senza costrutto,  è molto meglio. Quindi vi invito ad esserci ed a fare quel poco che vorrete o potete; sarà sempre molto.

Se un futuro ci sarà per SL, si dovrà procedere  su due binari: consapevolezza e conoscenza  da uno, mentre dall’altro sarà lotta contro la menzogna e la truffa mediatica.; la disinformazione che spiana la strada al deragliamento delle coscenze, della società ed all’attivazione di ogni perversione, depravazione e soppruso.

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DUE BELLE SIGNORE! 

Questi che seguono sono 2 commenti  che  pubblico perché  dovuti a 2 belle signore che stimo. Anch’io quando Antonella Randazzo smise di pubblicare soffrii e mi sentii orfano. Fu allora che decisi di aprire Stampa Libera. Curioso eh?  O forse è proprio così che funziona? Quando la necessità si fa più acuta l’ordine delle priorità si auto dispone sul metodo più efficace per raggiungere l’obiettivo di soddisfare la necessità stessa. Quindi se le cose stanno in questo modo, deduco che altre iniziative fioriranno.

Ringrazio tutti di cuore per l’affetto dimostrato, sono commosso.  Mi scuso se non ho citato i nomi dei tanti che mi hanno aiutato, mi sono un p0′ distratto. A loro va tutta la la mia riconoscenza.

RICONOSCETELI
Di Antonella Randazzo
Ho letto con tristezza le parole di Lino Bottaro che annunciavano la
prossima possibile chiusura di Stampa Libera, e non ho potuto frenare
l’esigenza di scrivere anche poche parole a sostegno del lavoro che è stato
fatto su questo sito, e della cordialità che ho sempre trovato da parte di
tutti i collaboratori.
Mi dispiace la scelta annunciata da Lino, però devo anche aggiungere che
la comprendo appieno e per esperienza. Infatti, chi veramente opera contro
il sistema è oggetto di attacchi che prendono diverse forme.
Mi ricordo che quando curavo il mio blog
(http://antonellarandazzo.blogspot.it/) e pubblicavo articoli quasi
settimanalmente, gli attacchi erano di vario genere: si andava dal
personaggio che cercava di attaccarmi sul lato personale, nonostante,

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Processo contro al BPM, la Banca Popolare di Milano.

Ecco l’iter. Febbraio 2012 parte una mia denuncia; il PM apre le indagini; la guardia di Finanza riconosce il superamento del tasso soglia d’usura normato da legge, e superarlo vuol dire dal 2 ai 10 anni di galera; il PM Raffaele Tito come capita qui a Udine chiede l’archiviazione per la “presunta buona fede degli organi apicali bancari”; il GIP si oppone – mitico – e ordina l’imputazione coatta.

Si va alle indagini preliminari. Il PM chiede di nuovo l’archiviazione: le cifre sono “spiccioli”, ma soprattutto “che interesse avevano i dirigenti bancari a derubare il cliente che neanche conoscevano ?” Gli avvocati delle parti lese (i nostri) osservano che gli spiccioli si riferiscono ad un conto fermo, le migliaia di euro usurarie invece ai conti attivi; riportano un fascicolo scaricato da internet con 52 pagine di premi per i dirigenti bancari; la filiale che sfora il tasso soglia di 20 € al mese per utente aumenta l’utile annuo di € 1.200.000, e di questi il 5% viene diviso fra i dirigenti bancari; crolla l’ipotesi della mancanza di interesse dei dirigenti.

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Storia completa del colpo di stato sostenuto dalla Nato in Ucraina

 
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(nella foto, manifestazione a piazza Maidan)

Il movimento di contestazione (battezzato “Euromaidan”) recentemente vissuto dall’Ucraina, è interessante sotto diversi profili. Mostra come un colpo di Stato civile contro un governo democraticamente eletto possa essere fomentato con successo con appoggi stranieri e senza interventi militari. Rivela la flagrante parzialità e la disonestà dei media mainstream occidentali  che, con argomenti falsi, sostengono acriticamente l’interventismo occidentale e, con una visione dicotomica della situazione, gratificano gli uni di essere i “buoni” e gli altri “cattivi”. Ancor più grave, delinea in contorni, fino a poco fa sfumati, una riesumazione della guerra fredda che credevamo sepolta con la caduta del muro di Berlino. Infine ci offre una anticipazione di ciò che saranno i paesi arabi “primaverizzati”, nella misura in cui l’Ucraina ha conosciuto la sua “primavera” nel 2004, primavera comunemente chiamata “rivoluzione arancione”

Ma per comprendere l’attuale situazione ucraina, è preliminare uno schema delle date importanti, oltre che dei nomi dei protagonisti della politica ucraina nell’era post sovietica.

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  Sulle notizie MSN news di oggi, compare l’articolo con dei commenti di un lettore, M.P. Catone, secondo il quale vi sono elementi certi che  portano a pensare che l’operazione sia stata programmata ed indicata in anticipo. Egli evidenzia delle inquietanti  e reali combinazioni supponendo che il lotto italiano sia l’indicatore del “programma”. Coincidenze incredibili o è la realtà che supera la fantasia? Nel frattempo si scopre che due passeggeri erano persone (presumibilmente criminali occidentali) con un passaporto rubato in Thailandia. Non si sa dov’è l’aereo se non che dovrebbe essere affondato in una zona marina contesa da Vietnam, Cina,  Malesia, fino a nord con Corea e col Giappone. Non sarà un’ennesima trappola? Gli Usa sanno già che sono stati dei terroristi? Non ci dicono se credono che siano gli odiati cinesi o gli altrettanto detestati malesi o i nord coreani che hanno lanciato il missile!!… Insomma non sarà l’ennesimo pretesto bellico? Vedrete che fra non molto emergerà e conosceremo il significato, il motivo recondito dell’operazione. La faccenda nel frattempo si fa fosca quando si scopre che a bordo c’erano due persone forse terroristi con passaporto falso…

 Aggiornamento Ansa 9/3/2014

Malaysia: aereo sparito, ipotesi terrorismo. Passeggeri sospetti sono 4, velivolo forse ha invertito rotta

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украина беспорядки протест 20.02.14 киев милиция беркут

COLPO DI STATO STRANIERO IN UCRAINA, ATTACCO AI GANGLI VITALI DELLO STATO.

I terroristi, Ucraini e non, hanno occupato la centrale nucleare di Kuznyecovsyk e  appiccato il fuoco ai server. Rischio di ricatto atomico.

http://hungarian.ruvr.ru/2014_02_20/Az-ukrajnai-ellenzek-elfoglalta-a-Rivnei-atomeromuvet/

“Questa mattina i “manifestanti pacifici” hanno occupato un centro strategico, Kuznyecovsyk,  la centrale nucleare in città.  Dopo l’assalto all’impianto, gli attivisti hanno occupato i blocchi amministrativi, hanno appiccato il fuoco agli archivi e il server principale.
Hanno mantenuto il controllo della principale fonte di energia per la zona, ma non sapevano cosa fare.”

L’Europa ha già sequestrato i beni dello stato Ucraino ed  è a fianco dei terroristi soffiando sul fuoco. Qui si rischia il coinvolgimento in una guerra mondiale che infiammerebbe l’Europa. Intanto gli italiani si distraggono con i Renzi – Alfano – Berlusconi, Grillo.

 

Kiev, l’opposizione prende il palazzo presidenziale

http://www.ilgiornale.it/audio/esteri/kiev-lopposizione-ha-preso-parlamento-994999.html

 

Dal gruppo di ricerca dell’EIR (Executive Intelligence Review, Washington)

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14 febbraio 2014 (MoviSol) – Le nazioni occidentali, guidate dall’Unione Europea e dall’amministrazione Obama, sostengono un tentativo di golpe apertamente neonazista in Ucraina. Se riusciranno nell’intento, le conseguenze andranno ben oltre i confini dell’Ucraina e degli stati limitrofi. Per la Russia, tale colpo di stato costituisce un casus belli, in quanto esso avviene nel contesto dell’espansione della difesa antimissile della NATO in Europa centrale e dell’evoluzione della dottrina USA e NATO del “Prompt Global Strike,” secondo cui gli Stati Uniti possono lanciare un primo attacco nucleare preventivo contro Russia e Cina e sopravvivere ad una rappresaglia.

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http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/

di Nicoletta Forcheri

Paola Musu: esposto alla Procura Generale della Corte dei Conti di Roma (e alla Corte Costituzionale) sull’incostituzionalità dei vincoli europei e delle privatizzazioni degli ultimi vent’anni, ivi compreso il DL Bankitalia

Attraverso un articolato esposto, vengono sollevate molteplici eccezioni di incostituzionalità, aventi ad oggetto un complesso corpus di normativa europea (dai trattati, alle direttive, regolamenti e decisioni) che incidono sulla politica economica e monetaria, ivi incluse le relative cessioni di sovranità, sino a comprendere l’introduzione dell’euro, l’unificazione bancaria, le privatizzazioni degli ultimi vent’anni circa, incluse quelle del sistema bancario, per arrivare all’ultimo decreto “bankitalia”. Sulla base delle argomentazioni giuridiche formulate, viene chiesto al Procuratore della Corte dei Conti, previa rimessione, in via preliminare, degli atti alla Corte Costituzionale, perchè si pronunci sulla costituzionalità di tutta la normativa, nazionale e comunitaria, contestata, di valutare la sussitenza di un consistente danno arrecato all’erario per effetto della suddettta normativa e, qualora ravvisi profili di responsabilità contabile, si attivi al fine dell’accertamento della stessa e della refusione dei danni patiti a carico del bilancio dello Stato da parte dei soggetti eventualmente responsabili, con accesso, in base ai poteri propri della Procura della Corte dei Conti, anche a tutta una serie di atti (che vanno dagli ati relativi ai flussi monetari, a quelli relativi alla composizione del debito pubblico e sino agli atti preparatori delle decisioni del Consiglio europeo) a suo tempo coperti da divieto di accesso con decreto ministeriale del 1995. Nell’atto si richiamano anche a supporto, oltre alle argomentazioni giuridiche, le dichiarazioni del Senatore leghista Garavaglia sul “ricatto” subito ai fini del voto di fiducia al Governo “Monti”, le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Monti in un’intervista del febbraio 2011, nonchè alcuni articoli di quotidiani in cui viene riconosciuta da un lato la cessione di parti consistenti della sovranità in favore di soggetti finanziari di varia natura, nonchè alcune vicende che furono all’ombra dell’impennata degli spread nel 2011, con gli errori madornali di calcolo che furono fatti nell’ambito della manovra Monti.
Paola Musu, febbraio 2014
PS l’esposto è scaricabile per gli avvocati e i cittadini che volessero firmarlo e inviarlo a loro nome


 

False rivoluzioni per la Nuova Europa: ONG ‘Otpor’ alla guida di eserciti invisibili

C’è qualcosa di veramente anomalo nelle proteste di Sarajevo e Tuzla, che forse pochi hanno capito, ma senza dubbio non è sfuggito allo sguardo dei più attenti. In un breve lasso di tempo, la protesta di alcuni lavoratori di un villaggio della Bosnia Centrale si è trasformata in una sommossa popolare su scala nazionale che, per la sua violenza, è giunta all’attenzione della Comunità Internazionale. Ci chiediamo quale sia stata la scintilla ideologica che ha trasformato una contestazione sindacale in una protesta di massa di grande impatto mediatico. Ma soprattutto perché nelle piazze non c’erano i lavoratori, gli imprenditori e i cittadini, bensì un gruppo di teppisti e hooligans che ha incendiato i Governi dei cantoni e la Presidenza, simboli del concetto di tutela dei popoli costitutivi introdotto dal Dayton. Così mentre le anagrafi bruciavano, un piccolo manipolo di manifestanti continuava a ripetere che questa era la giusta reazione della popolazione disperata, o meglio ‘affamata’ dai partiti politici, dal costo dell’amministrazione cantonale e dalla corruzione. Le richieste presentate sono quanto meno assurde e irrealizzabili, e vanno dal pagamento di un reddito di cittadinanza per i disoccupati della Bosnia, alla rimozione di tutti i politici dalle autorità locale, con le dimissioni dei governi cantonali e la nomina di commissioni di esperti.

Gianni Lannes
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Antonella Randazzo
SCIE CHIMICHE
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